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Questa
chiesa vanta un'imponente torre campanaria, detta anche
torre di Masaniello perché coinvolta in quei moti seicenteschi,
che fu con successo usata come un vero fortino ed armata
di cannoni. La torre di origine quattrocentesca fu terminata
nel 1507 e vi furono messe in opera le campane di
mastro Graffeo siciliano.La possente struttura convenientemente
armata subì un primo assalto ad opera del popolo infuriato
contro il viceré don Pedro de Toledo nel 1547.Dopo
circa un secolo Masaniello vi combatté ed ancora nel
1701 nella "congiura di Macchia" fu conquistata
dal duca di Popoli, solo allora poté divenire finalmente
il tranquillo campanile della chiesa.
Sulla parte superiore spiccano gli stemmi dei quartieri
napoletani ed in una nicchia si nota una piccola statua
di Boccaccio che qui ebbe il suo fatale incontro con Fiammetta.
La chiesa di S. Lorenzo Maggiore vanta un'origine
paleocristiana essendo stata costruita dal vescovo Giovanni
su rovine romane.Quando l'ordine francescano di recentissima
fondazione nel 1234 chiese una chiesa napole-
tana ottenne dal vescovo di Aversa proprio quella
chiesetta paleocristiana, che si ergeva nei pressi della
piazza Augustale.
Il re Carlo d'Angiò, che come tutti gli angioini provava
una speciale predilezione per l'ordine, volle partecipare
alla nuova costruzione e la rigorosa impostazione gotico-francese
della bellissima abside a cappelle radiali lascia intuire
una grande mano; forse gli stessi architetti francesi che
progettarono Castel Nuovo.I lavori vennero interrotti per
la parentesi dei Vespri Siciliani del 1282, ma al
suo ritorno Carlo fece riprendere di buona lena i lavori
di quella che prima di S. Chiara sarà sepolcreto e chiesa
titolare degli angioini. La pianta della chiesetta paleocristiana
del VI sec. è disegnata da un profilato di
bronzo sul pavimento di quella trecentesca, facendone così
leggere perfettamente l'estensione e la forma.L'attuale
facciata è di anacronistico stile barocco, opera seicentesca
di Dionisio Lazzari rielaborata nel 1763 dal Sanfelice.
Di originale conserva il bel portale ad arco acuto ed i
ben conservati battenti lignei. L'interno è stato restaurato
e riportato alla forma originale abolendo le sovrastrutture
ed i rifacimenti barocchi che avevano deformato le finestre
originali. Resta di stile barocco il bel cappellone di
S. Antonio da Padova su disegno di Cosimo Fanzago. Opera
rinascimentale di grande pregio è l'ancona che sovrasta
l'altare maggiore, opera di Giovanni Merliani da Nola, con
tre nicchie che accolgono le statue di S. Lorenzo, S. Francesco
e S. Antonio. Il paliotto presenta tre bassorilievi marmorei
in uno dei quali è rappresentato un panorama urbano della
Napoli rinascimentale con il teatro romano dell'Anticaglia
e la facciata ancora integra del tempio dei Dioscuri. A
sinistra dell'ingresso si conserva un Cristo trecentesco,
a destra il sepolcro dell'ammiraglio Aldemorisco, consigliere
reale, di Antonio Baboccio da Piperno. E' l'unico monumento
medievale con iscrizione gotica in francese di Napoli.
La terza cappella conserva testimonianze barocche del Fanzago
e della sua scuola di espertissimi marmorari. Nella stupenda
abside francese le tombe angioine di Caterina d'Austria,
moglie di Carlo I di Calabria, opera di Tino di Camaino.
Ancora tombe angioine nel transetto a sinistra: quella di
Carlo di Durazzo, di Roberto d'Arteis e di Giovanna di Durazzo
del 1399.
Nella sesta cappella è possibile ammirare il sepolcro di
Maria di Durazzo, figlia del duca Carlo.
La sacrestia è rinascimentale con affreschi, una natività
e armadi cinquecenteschi.
Nel chiostro troviamo un bel portale gotico, tra due guardifore,
della importantissima sala capitolare, l'antico refettorio
adibito poi a sede del parlamento del regno di Napoli.
In questa sala, nel 1443, Alfonso d'Aragona nominò
suo erede e successore il figlio naturale Ferrante e lo
nominò duca di Calabria e Carlo V d'Asburgo vi riunì i suoi
baroni per ricevere quel milione di ducati che avrebbero
dovuto assicurare la pace della città. Si ricorda che Francesco
Petrarca dimorò per alcuni giorni nel convento e la notte
del 4 novembre 1343, terrorizzato da
un eremita che aveva predetto una spaventosa tempesta, discese
dalla sua cella per unire le sue preghiere a quelle dei
monaci.
Boccaccio
racconta che in questa chiesa incontrò Fiammetta.
La terza donna letteraria del trecento italiano,
dopo Beatrice e Laura, era napoletana.I pettegoli ritengono
fosse in realtà la principessa Maria d'Angiò.Dovette far
buona compagnia al giovane Boccaccio, nelle gite sul golfo,
nei piaceri di Baia e in quant'altro con cui, quella
corte giovane e potente, alleggeriva il peso di un secolo
duro, violento, pagano e mistico come nessun'altro lo fu.
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