Piedigrotta è una delle feste più
antiche di Napoli.
La più tumultuosa, gioconda e
pittoresca delle feste popolari
napoletane.
Le sue radici risalgono ai baccanali
erotici che si celebravano nella
Cripta Neapolitana,
di notte, intorno al simulacro del
dio Priapo.
Una volta cristianizzato il culto,
l’antica cappella pagana fu
sostituita dal Santuario di
Piedigrotta.
Nella chiesa fu posta la statua
della Vergine che, secondo la
leggenda, fu trovata seguendo le
indicazioni date in sogno, dalla
Madonna stessa, a tre differenti
persone, l’8 settembre del 1353.
E proprio quella statua divenne
fulcro di un culto religioso molto
sentito, tanto dal popolo quanto dai
regnanti delle diverse dinastie, che
fecero di quella chiesa ai piedi
della grotta una meta costante di
visite, cortei e cavalcate.
A cominciare dagli Angioini e dagli
Aragonesi fino ad arrivare ai
Borboni.
Proprio con i Borboni, la
Piedigrotta raggiunse fulgore regale
e ufficialità, con la sua
"Parata di Piedigrotta"
alla quale partecipavano anche
dignitari del regno (e talvolta gli
stessi regnanti), corpi militari in
parata, pellegrini e delegazioni di
paesi vicini.
Fu il Seicento, comunque, il secolo
d’avvio ufficiale della festa.
In questo periodo si sviluppò la
pratica religiosa dei nove sabato di
Santa Maria di Piedigrotta.
Gruppi di devoti arrivavano a Napoli
in pellegrinaggio. Tanti a piedi,
scalzi, per chiedere un miracolo o
per grazia ricevuta: donne
desiderose di trovare marito o
restare incinte, madri preoccupate
per i propri figli lontani in mare,
marinai grati per i pericoli
scampati.
Per i primi anni la festa si
celebrava nella grotta, in seguito
anche nella villa comunale. Si
pregava, si mangiava, si cantava, si
ballava.
La Piedigrotta divenne un inno alla
vita prima dell’arrivo dell’inverno.
Nell’Ottocento, dopo la caduta dei
Borbone, dalla festa scomparvero le
sfilate militari che per circa due
secoli ne avevano disegnato il
profilo “civile”.
La Piedigrotta continuò con il
pellegrinaggio religioso, i giochi
pirotecnici da terra e da mare, le
luminarie, le bancarelle.
E anche quando le autorità ne
decretarono la sospensione per il
pericolo di un’epidemia di colera,
la Madonna di Piedigrotta seguitò ad
essere festeggiata, in maniera
spontanea, da lazzari, borghesi e
nobili.
Nel 1835 prese forma la Piedigrotta
canora, vero trampolino di lancio
per la melodia partenopea.
Il ritornello della canzone
“Io te voglio bbene assaje”
diventò la colonna sonora del Regno,
le note di “Fenesta vascia”
e “Michelemmà”,
insieme a tante altre, salparono dal
Golfo per approdare in America e in
Australia.
“ ‘O Sole mio” (Piedigrotta,
1898) diventò la canzone più
popolare in città, e da lì si
diffuse, superando qualsiasi confine
geografico e temporale.
Negli anni Sessanta venne ideato il
popolarissimo Festival della canzone
napoletana.
Di lì a poco sarebbe iniziato il
declino di una tradizione popolare
che ha attraversato i secoli…